Ne farei un monumento

Dal malinteso alla messa in scena sacra.

Se la vedete è fuori da me, se non la vedete è dentro di me.

Scolpita dalla stessa casualità con cui il vento e la pioggia scavano le montagne.

E' il segno di me!

Ne farei un monumento che sembri una nuvola.

Bocca come confine

Si parte dall'idea che la bocca sia un luogo di confine e quindi di scambio. Confine tra il dentro e il fuori, tra il sopra e il sotto, tra te e me. La bocca come luogo che sta a cavallo di due "sistemi", come il filo dell’acqua che separa due mondi. 

I nostri respiri la attraversano, dalla bocca passa ciò che ci alimenta e idrata, ma è anche il luogo in cui l’aria risuona

La bocca è qualche cosa di intimamente pubblico, il nostro sfintere pubblico.

E' il luogo della bestemmia e del bacio, è la nostra porta per il mondo.

Ma ciò che passa dalla bocca non lascia traccia: le parole volano, l'aria entra ed esce, i baci iniziano e finiscono.

Gomma da masticare

La gomma da masticare è semplicemente un prodotto dell’industria dolciaria che, tra tutti, appare come quello più astruso.

Non si tratta infatti di un alimento ma, piuttosto, di un gioco per la bocca,  un mero passatempo.

Serve a intrattenerci, a rilassarci, a rinfrescare l’alito, è utile per limitare la fame o per non fumare.

Ci rimbalza in bocca come una parola, come un suono materico fino a diventare un calco della nostra dentatura, una scultura inconscia e, quando abbandonata, dà mostra di sé parlando d’altro, parlando di chi non c’è più.

Proprio da qui è nata l'dea del monumento, l'idea di una gigantesca gomma da masticare nel cuore di una città, un monumento all’assenza, l'eco del gioco di una bocca.

1 - Gomma che sembra una nuvola. 
2 - Nuvola che sembra un pesce.

1 - Orecchio rosso della mia cucina.
2 - Nuvola pesce. 
3 - "L’OEuf" Odilon Redon - Kröller-Müller Museum.
4 - Sasso in apnea di Cala Liberotto (NU).

In sintesi, la pareidolìa si manifesta in tutte quelle occasioni in cui la nostra attitudine all’astrazione ci porta a spostare il senso comune di un’immagine. Guardiamo una cosa ma ne vediamo un’altra, come un cortocircuito, ci permette di spostare il senso è trovarne un altro e, "sfilandoci" per un istante dalla “storia”, ci toglie dalla "retta via" del senso comune.

Trovo che la pareidolìa dialoghi con il sacro.

La nostra capacità e necessità di astrazione ci permette e, al contempo, ci obbliga a manipolare l’esistente, creando di volta in volta la nostra arte, le nostre divinità.

La pareidolìa è dunque l’incidente primordiale, il presagio della nostra messa in scena sacra.

Realizzazioni

Ne farei un monumento da muro.

Gomma in cornice.

Shop

Accedi allo shop on-line.